storia

LauraPriami

Massa Marittima. 1968.

Fin da piccola ho seguito il mio papà amante della fotografia e tecnologia, quando venne a mancare le macchinette vennero rubate e decisi di non comprarla un’altra. Per lavoro mi prestarono una macchina fotografica, in seguito mi venne regalata e da li fu un trasporto totale, un divenire.

La mia avventura nel mondo della fotografia inizia per caso, da una foto realizzata e riprodotta su uno stendardo nella Piazza di Massa Marittima, dove vivo. Da quel giorno la fotografia mi ha abbracciata come un’ancora di salvezza. Non ricerco la perfezione, ma la foto che fa la differenza; sperimentando e condividendo quello che mi genera dentro: un insieme di emozioni e sensazioni che non si possono descrivere. Sono materica, empatica, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. La foto perfetta non esiste… esiste “la foto”

 

Per motivi di salute ho attraversato un tunnel,  costretta a  stare ferma per sei mesi, l’arte e la fotografia mi hanno salvata, sono state un approdo. Da un lungo viaggio si ritorna cambiati, la malattia mi ha lascito qualche problema all’occhio; per un fotografo è la parte essenziale. Ho reso la difficoltà  a mettere a fuoco un particolare che dona sensibilità allo scatto. L’‘imperfezione è solo valore aggiunto, in quanto il soggetto passa in secondo piano, ma l‘emozione resta e viene catturata.

“Ogni momento è l’ultimo, perché è unico”.
La fotografia è anche attimi inaspettati. Anche quando non c’è la macchina fotografica, un istante merita di essere catturato

Ognuno è prigioniero in un tunnel in compagnia dei propri mostri.

Non può fuggire perché il cancello di ferro è chiuso, e non c’è chiave che lo possa aprire. C’è chi volta le spalle al cancello, e cerca nella sua prigione i suoi idoli, li compra, li vende, li adora, e vive la vita con le spalle voltate alla luce, terrorizzato dai suoi mostri.

Un artista ha il coraggio di voltarsi verso la luce. Non lo sgomenta il cancello, anche se di ferro, perché egli stesso crea la sua vita con le sue emozioni, con i suoi sentimenti, dentro al tunnel dal quale non ha bisogno di fuggire, perché, con le sue opere, proietta se stesso al di fuori, là dove è la luce. Per farlo non gli serve alcuno strumento sofisticato o scadente che sia. Basta un battito del suo cuore, e la sua vita è già al di là del cancello, fuori del tunnel, nella luce. Questa fuga si rinnova ogni giorno.
Un artista vive anch’egli in compagnia dei suoi mostri, ma non ne ha paura.

La mostra personale “Sipari” esposta nella Galleria Spaziografico  è nata  dopo la collettiva Photographando  2019 a palazzo dell’Abbondanza. Le foto sono state stampate in carta nuvola di cotone. E’ nata da un contesto particolare e casuale, un momento giusto con persone altrettanto in gamba al mio fianco. 

Ha rappresentato una vittoria importate e significativa, così come per  tutti i progetti realizzati insieme a collaborazioni, le quali, molte di quest’ultime sono arrivate grazie al dialogo e alla condivisione; basta un nulla per far nascere un’idea!.